Ritorno in ufficio, dietro la scrivania? No grazie! Mi dimetto!

Pubblicato da Matteo Bonfanti il

Incontro di lavoro fra uomini a casa

La “Great Resignation” si sta concretizzando con l’aumentare delle richieste di ritorno in ufficio dei datori di lavoro

Alcuni dipendenti, anzichè tornare al lavoro in presenza, si sono resi conto che lo smart working ha molti vantaggi, tra cui l’abbattimento dei costi dei mezzi di trasporto e dei pasti, che in alcuni casi non sono rimborsati.
Ma i datori di lavoro non sono della stessa opinione e stanno richiamando i dipendenti in ufficio, che però preferiscono le dimissioni!
Questo periodo, che ha già preso il nome di “Grandi Dimissioni”, il 95% dei lavoratori sta considerando di cambiare lavoro, secondo un rapporto di Monster.com

Dopo oltre un anno di WFH (work-from-home), alcuni pendolari hanno imparato ad apprezzare la flessibilità del lavoro a distanza, almeno per qualche giorno la settimana.

Altri si sono semplicemente stancati di viaggiare per ore solo per raggiungere il proprio ufficio, dovendo far combaciare gli orari per la gestione dei propri figli: accompagnarli a scuola, dalla nonna o baby-sitter; e in periodo covid si è aggiunta un’altra difficoltà per i genitori che lavorano: la DAD, cioè la tanto criticata, didattica a distanza, che prevede bambini e ragazzi dalla prima elementare in poi, a seguire le lezioni attraverso uno schermo. Per i ragazzi, dalla seconda media in poi, è quasi possibile “un’autogestione”, ma se abbiamo bambini delle scuole elementari… allora è necessaria la presenza di un adulto che stia con loro.

Una recente inchiesta di Microsoft condotta su 30.000 di lavoratori in 31 Paesi ha descritto questo fenomeno come una vera e propria “disruption” verso un nuovo lavoro ibrido: il 40% dei lavoratori a livello globale ha deciso di cambiare lavoro nel 2021, il 70% preferisce un lavoro flessibile e tra le priorità nella scelta di un lavoro emerge il benessere sopra ogni altra cosa – da un articolo di ilSole24Ore

“Molti ragazzi stanno abbandonando lavori stabili per avviare una nuova avventura post pandemia, trasformare una passione in un lavoro a tempo pieno o finalmente lavorare su quel progetto che tanto si è sognato. Altri si fanno beffe della richiesta dei loro manager di tornare in ufficio e minacciano di dimettersi a meno che non siano autorizzati a lavorare dove e quando vogliono“ riporta il New York Times nell’articolo Yolo Economy

Ragazza che lavora dal letto in accappatoio
Photo by Anastasiia Chepinska on Unsplash

La Generazione Z, i ragazzi tra i 18 e 25 anni, ha risentito maggiormente per la difficoltà di fare networking con i colleghi, prender parola durante le call-on-line e condividere le proprie idee.
Tra tutte, sembra che la GenZ sia la generazione più a rischio di burnout

“O sono insoddisfatti dal loro lavoro o le loro priorità sono cambiate”

Maria Reitan, fondatrice di Jump Team, con sede a Minneapolis.

In quella che è stata soprannominata “Great Resignation“, il 95% dei lavoratori sta ora considerando di cambiare lavoro e il 92% è persino disposto a cambiare settore per trovare la posizione giusta, secondo un recente rapporto del sito di lavoro Monster.com

La maggior parte dice che il burnout e la mancanza di opportunità di crescita sono ciò che sta guidando il cambiamento, ha scoperto Monster.

Secondo il Dipartimento del Lavoro americano, già nel solo mese di aprile 4 milioni di persone hanno lasciato il proprio lavoro, come riportato nell’articolo di CNBC

“Candidates are putting their toe in the water to see what’s out there.”

Scott Blumsack
SENIOR VICE PRESIDENT OF RESEARCH AND INSIGHTS AT MONSTER

Allo stesso tempo, ci sono più opportunità per le persone in cerca di lavoro, con il Dipartimento del Lavoro USA che ha riportato un record di 9,3 milioni di posti di lavoro aperti a partire dall’ultimo conteggio.

“Il numero di posti di lavoro aperti è più alto che mai, questo contribuisce in modo assoluto al motivo per cui i candidati si stanno guardando attorno”, afferma Scott Blumsack.

Man mano che le vaccinazioni contro il Covid prendono piede, anche i piani per tornare in ufficio stanno spingendo più lavoratori a riconsiderare le opzioni sul tavolo.

Secondo un rapporto della società di personale LaSalle Network, in un sondaggio condotto su oltre 350 amministratori delegati e risorse umane,

il 70% ha dichiarato di voler riavere i dipendenti in ufficio entro l’autunno di quest’anno, se non prima

Incontro di lavoro fra uomini a casa
Photo by Austin Distel on Unsplash

Tra le aziende che stanno pianificando il rientro in ufficio, la gestione dei dipendenti che desiderano continuare a lavorare in remoto è una delle principali preoccupazioni, ha rilevato LaSalle Network.

“Se vediamo un’ondata di dipendenti che se ne vanno, le aziende dovranno capirlo”, ha detto Reitan.

Secondo un sondaggio indipendente di McKinsey, 9 organizzazioni su 10 combineranno lavoro in remoto e in presenza.
La maggior parte delle aziende, tuttavia, ha affermato di non aver definito le specifiche di come sarà.


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